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Teatro Fondamenta Nuove, martedì 20 luglio, ore 21.15 DANIELE TIMPANO/AMNESIA VIVACE "ECCE ROBOT – CRONACA DI UN’INVASIONE" uno spettacolo di e con Daniele Timpano ispirato liberamente all’opera di Go Nagai musiche originali Michela Gentili, Natale Romolo ispirate liberamente all’originale colonna sonora di Michiaki Watanabe disegno luci e voce narrante Marco Fumarola registrazioni audio effettuate presso il RialtoSantAmbrogio di Roma montaggio audio a cura di Lorenzo Letizia missaggio di Marzio Venuti Mazzi drammaturgia e regia Daniele Timpano aiuto regia Valentina Cannizzaro, Marco Fumarola
una produzione amnesiA vivacE in collaborazione con Armunia Festival Costa degli Etruschi
"Viva Mazinga! Lasciamolo vedere ai bambini, tanto non sarà lui a farli rincretinire" [Marco Ferreri]
Uno spettacolo su Mazinga Z e la "Goldrake generation" Un attore ricostruisce la trama di un vecchio cartone animato giapponese. Ispirato liberamente all’opera di Go Nagai (fra gli altri, Goldrake, Jeeg Robot, Space Robot, Jet Robot, Il Grande Mazinga, Mazinga Z) lo spettacolo ripercorre per frammenti l’immaginario eroico di una generazione cresciuta davanti alla TV nell’Italia delle stragi, del rapimento di Aldo Moro, delle Brigate Rosse, dell’ascesa di Silvio Berlusconi e delle sue televisioni. Tra resoconto delle trame dei singoli episodi dei cartoni giapponesi (con particolare attenzione per la sceneggiatura di Mazinga Z) e ricostruzione storica di un’invasione (quella dei serial nipponici nei palinsesti pubblici e privati, ma anche quella della televisione dentro le nostre teste), lo spettacolo è il divertito e autocritico racconto di una generazione che, ignara di vivere negli anni di piombo, cresceva tra robot d’acciaio.
Il soggetto di Mazinga Z Due importanti scienziati, il dottor Kabuto e il dottor Inferno, durante una spedizione archeologica presso l'isola di Rodi, scoprono complessi e letali manufatti meccanici appartenuti all’antica civiltà micenea. Il Dottor Inferno – un tedesco con trascorsi nazisti – decide di servirsene per conquistare il mondo. A difendere la terra sarà Mazinga Z, colosso meccanico costruito dal giapponese Kabuto e dotato di una resistenza e un armamento straordinari. Comincia così la guerra fra le forze del bene e i terribili mostri meccanici inviati dal perfido scienziato. La pace nel mondo e i buoni sentimenti sono nelle mani del giovane pilota di Mazinga: l’unica speranza viene dal Giappone.
Note di drammaturgia Ero bambino, tra gli anni ’70 e gli anni ’80, quando arrivarono in Italia i “famigerati” cartoni animati giapponesi. Si gridò subito all’invasione: l’invasione gialla. In principio era Goldrake. “Ho visto un ragazzino cantarlo con grande fierezza e quasi con le lacrime agli occhi”, scriveva un allarmato Silverio Corvisieri sulle colonne di Repubblica, a proposito del celebre brano musicale che accompagnava i titoli di testa del programma: “Si trasforma in un razzo missile/con circuiti di mille valvole/ tra le stelle sprinta e va…”. In principio era Goldrake. Ma era solo l’inizio. Di lì a poco sarebbero seguite centinaia di serie televisive animate giapponesi a basso costo: “fatte male”, diceva la gente; ma anche e soprattutto “violente, diseducative, kitsch, pericolose e incomprensibili”: niente più che biechissimi prodotti di consumo – o almeno così venivano definite da schiere di sciocchi genitori, sciocchi intellettuali, sciocchi opinionisti e sciocchi sociologi dell’epoca. I cartoni animati di maggior successo, e i più criticati, erano quelli di genere robotico, per lo più incentrati su grossi automi meccanici impegnati a difendere la terra dal nemico di turno: culmine di ogni puntata il rituale combattimento del robot buono contro quello cattivo, con l’immancabile annientamento del secondo. Iniziata il 4 aprile del 1978 sulla seconda rete nazionale con Goldrake, l’invasione proseguirà su un’infinità di reti regionali, con particolare, mastodontica, incredibile abbondanza per tutti gli anni ottanta (fino al 1990 le serie animate trasmesse in Italia saranno oltre 350). I serial nipponici erano economicamente molto convenienti: niente di meglio per riempire i palinsesti. Era anche l’Italia delle stragi, del rapimento di Aldo Moro, delle Brigate Rosse e dell’ascesa di Silvio Berlusconi e delle sue televisioni, ma questo io non lo sapevo ancora. Trascorrevo i primi anni, un po’ come tutti i miei coetanei, davanti alla Tv dalle 5 alle 7 ore al giorno. Ignaro di trovarmi nel bel mezzo degli anni di piombo, vivevo l’infanzia tra robot d’acciaio. Spigolosi, violenti, sessisti, scorretti, incuranti di qualsiasi bassa considerazione pedagogica (anche perché spesso originariamente non destinati a una fascia di spettatori under 12, bensì adolescenziale) molti di questi cartoni animati, che sulla carta sembrerebbero essere (e in parte sono davvero) dei semplici sottoprodotti della cultura di massa, sono stati invece miti e modelli di riferimento, occasione di spunti, di traumi, di crescita o viceversa di rimbecillimento per tutta una generazione. Diseducativi? Violenti? Pericolosi? Può darsi. D’altronde sono stati loro i nostri veri genitori. Tutto ciò che so, che sento e sono, è cominciato – nel bene o nel male – davanti alla TV.
"Colpisce per una certa sua aguzza stramberia Ecce robot! dell’estroso Daniele Timpano, quasi un autoritratto generazionale attraverso Mazinga Zeta a e altri cartoni animati giapponesi: vestito di un’assurda tutina bianca, coi suoi gesti sghembi e i suoi toni deliranti, il giovane attore alterna la compunta ricostruzione di lotte fra mostri meccanici a spiazzanti scorci autobiografici: si ricordano le crociate democratiche e progressiste contro questa invasione televisiva, per concludere che i litigi dei genitori e la solitudine dei figli facevano forse più male." Renato Palazzi, «Il Sole 24 ore»
Web: www.myspace.com/danieletimpano Unico € 5
BIGLIETTI
La sala è dotata di aria condizionata
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