CITTA' DI VENEZIA - BENI, ATTIVITA' E PRODUZIONI CULTURALI
TEATRI E SPETTACOLOPROVINCIA DI VENEZIA - ASSESSORATO ALLA CULTURA
VORTICE - TEATRO FONDAMENTA NUOVE
MANIFATTURAE
Venezia, Teatro Fondamenta Nuove | marzo maggio 2007
venerdì 13 e sabato 14 aprile 2007 ore 21
IL BARRITO DEGLI ANGELI MARCO GOBETTI
IN-EC-CESSO, UNA BOMBA PER CINTURA
Drammaturgia, regia e interpretazione | Marco Gobetti
(prima nazionale)
"Kamikaze non si nasce. Forse si diventa.
E non e' vero che non importa come: importa sempre come.
Ma importa a pochi". Un operaioUn operaio scrisse queste parole nella prima pagina di un documento in formato word.
La storia non consiste però in ciò che l'operaio scrisse nelle pagine successive.
La storia è il fatto e il modo in cui le scrisse: su un computer palmare, nel cesso di una fabbrica.
L' operaio il pomeriggio di un venerdì d'estate non uscì dalla fabbrica e si rintanò nel cesso. Lì trascorse il fine settimana, scrivendo per due giorni e tre notti su un computer palmare e facendo precise richieste: se queste non fossero state accettate entro le ore 6 del lunedì successivo, l'operaio si sarebbe fatto esplodere con il cesso, i muri e le macchine della fabbrica.
Questo è un fatto realmente accaduto, ma nessuno lo sa e nessuno lo saprà mai. Perché nessuno è autorizzato a crederci. L' operaio il pomeriggio di un venerdì d'estate non uscì dalla fabbrica e si rintanò nel cesso. Lì trascorse il fine settimana, scrivendo per due giorni e tre notti su un computer palmare e facendo precise richieste: se queste non fossero state accettate entro le ore 6 del lunedì successivo, l'operaio si sarebbe fatto esplodere con il cesso, i muri e le macchine della fabbrica.
Questo è un fatto realmente accaduto, ma nessuno lo sa e nessuno lo saprà mai. Perché nessuno è autorizzato a crederci.
Nota
Un giorno in cui tutto mi sarei aspettato tranne che qualcuno mi mandasse una e-mail. Proprio in quel giorno un operaio mi inviò una e-mail.
Non lo conoscevo e non lo conoscerò mai. Ma ho imparato a rispettarlo.
Le parole di questo copione vogliono essere un omaggio alle parole della sua e-mail.
Anche perché sono lo spettacolo della sua e-mail.
E la sua e-mail è stata lo spettacolo della sua vita.
Questo copione è il primo dei tanti che riscriverò di replica in replica, a seconda dei visi che mi troverò e mi sarò trovato di fronte. E dei cibi che avrò mangiato. E dei vini che avrò bevuto o non bevuto. E dei pezzi di vita che avrò vissuto.
Questo copione è stato fatto per essere disfatto.
L'autore della e-mail tace consenziente, perché è terra da tempo. E perché comunque, essendo libero, sorride sovente.Marco Gobetti, da una nota che precede il copione
Le basi
Scrisse un operaio:
"( ) Ci sono vicende che accadono solo per essere conosciute. Perché altri le sappiano. E questo succede sia a vicende reali sia a vicende inventate. Quando qualcuno conosce queste vicende, senza accorgersene perde un pezzo di carne. Ma ne nasce subito un altro. Conoscere una di queste storie vuole dire rinnovare un pezzo della propria carne. Sono storie che hanno a che fare con la carne di chi le conosce nella misura in cui esistono per essere conosciute. Ecco. Questo è il senso: la carne. E' qualcosa di incomprensibile. Ma c'entra la carne. ( )
Questa storia è una di un quelle lì, di quelle che c'entrano con la carne.
Ora comincio. ( )"Pezzi della storia
L'operaio scrisse queste parole nella prima pagina di un documento in formato word.
La storia non consiste però in ciò che l'operaio scrisse nelle pagine successive.
La storia è il fatto che lui le abbia scritte e il modo in cui le ha scritte: su un palmare, nel cesso di una fabbrica. L'operaio il pomeriggio di un venerdì d'estate non esce dalla fabbrica e si rintana nel cesso. Lì trascorre il fine settimana, scrivendo per tre notti e due giorni su un computer palmare."( ) Vi assicuro che sovente un operaio va al cesso per scrivere su un palmare, oltre che per cacare e pisciare. Ogni rima è casuale. L'assonanza no. Perché vale.
Approfondire il concetto. Sconfessare gli approfondimenti futuri.
No. Via il corsivo. Niente note. Tanto poi il testo non lo rivedo. Sarà come sarà. Non ci saranno tagli. Non integrazioni. Non correzioni. Sarà la vita di qualche giorno. E la vita non si rimaneggia. Al massimo si ricorda. Non sorridete vi prego. Niente romanticismo. Giuro che non vi racconterò di quando ero bambino.
Non guardatemi così. Non sono su quei fogli che leggete. E neppure nella vostra mente. Sto scrivendo su un piccolo schermo. In un cesso di fabbrica.
Non vi racconterò di quando ero bambino. I ricordi li ho precipitati nella turca, con l'ultima cagata.
Sto nel cesso e scrivo su un palmare.
E' l'unica rivolta utile rimasta, perché è inconsueta e segreta. Non dichiarata.
Questa è davvero una frase da ricordare. Da non far precipitare.
E' l'unica rivolta utile rimasta, perché è inconsueta e segreta. Non dichiarata.
E' l'unica rivolta utile rimasta, perché è inconsueta e segreta. Non dichiarata.
Il copiaincolla è comodo ma a volte ti frega. Parte da solo. Non importa. Repetita iuvant. Ho fatto il classico. Ne sono sempre stato orgoglioso.
C'è l'operaio che al cesso si riposa, che mangia la brioche, che si gratta le braccia o il naso, che fuma la sigaretta, che si lava le mani dieci volte, che guarda di fronte senza sapere chi o che cosa.
Io scrivo su un palmare. Sto al passo con i tempi io. Piccolo computer. Possibilità nascosta.
La sirena è suonata dieci minuti fa. Gli altri operai se ne sono andati via. ( )"
Per mezzo del palmare, dal cesso della fabbrica fa precise richieste: se non verranno esaudite, all'alba del lunedì compirà un gesto estremo." ( ) Ieri ho cancellato tutti i file dal computer palmare. Mi dispiaceva che rischiassero di saltare in aria. Meglio gettarli in un cestino. Poco doloroso perché virtuale. Il cestino del computer. Il cestino silenzioso che si svuota con un clic. Niente passi camminando verso altra immondizia. Un gesto del dito. Raccolta utilmente indifferenziata. Il tuffo nel nulla senza fatica per niente e nessuno. Vabbe'.
Anche per questo mi serve la puzza di merda. Piscio e merda. Ricorda il reale. non parlo di monarchia".
La drammaturgiaScrive ancora l'operaio:
"( ) Dirò banalità. Ora le dirò. Ma il cesso mi salverà.
Perché tanto valgono doppie. Le banalità. Conta il cesso intorno. Non conta chi le dice. Io sono niente. Conta il vento intorno. La puzza non solo nel naso. Conta da dove e per chi e quando qualcuno dice qualcosa (da dove è un cesso di fabbrica, per chi sei tu che leggi, quando è luglio dell'anno che saprai alla fine dalla data che scriverò prima di chiudere il file e mandarlo via e-mail). Tanto tutto è già stato detto. E nulla viene perdonato se somiglia anche un pochino a qualcosa già detto.
Qualunque cosa è lecita. Tutto si può fare. Perché più nulla si può dire. Tutto si è già detto. Non c'è più il problema di non giudicare. Giudicare è diventato lecito nel momento in cui ci sono uomini che fanno scienza dello sbranamento. Che sbranano con metodo altri uomini. Il giudizio diventa lecito e doveroso. Per convincersi di potere esistere. Senza chinare del tutto la testa. Perché forse poi così i muscoli del collo non perdono memoria del movimento verso l'alto. Non c'è più il problema di non giudicare. C'è il problema di non dire qualcosa che somigli a un giudizio già dato. Perché altrimenti fa ridere. E' banale.
Bisogna per forza mettersi in posizioni inconsuete. Io ho scelto un cesso.
Ora le dirò. Le banalità. Ma non potrà non contare il fatto che le dico da un cesso. Che ho una bomba con me. Che farò già da domani, sì, da domattina richieste precise. ( )
Comincio a dire le banalità. ( )"La drammaturgia inizia con la pubblica lettura del testo scritto dall'operaio.
Con tale lettura, l'attore intende simulare il funerale di quel testo scritto. Ma questo vale per lui, solo per lui: per iniziare con un buon auspicio il processo di riscrittura orale.
Accade così che per due sere, il 17 e il 18 marzo 2006, nel cesso del Teatro Officina Caos di Torino, l'attore rilegge e riassume ad oltranza lo scritto dell'operaio, per evocarne la rivolta e scoprire come raccontarne la storia.
Davanti al cesso il pubblico trova un pentolone con zuppa di fave calda e una damigiana piena di vino; su un tavolo pintoni e tubo per la spillatura del vino, bicchieri, piatti e posate. Tutti possono servirsi e mangiare e bere. Gli spettatori possono a loro piacere entrare nel cesso e guardare ed ascoltare l'attore che legge seduto sulla tazza. Possono quindi usare normalmente i servizi e, dopo avervi sostato oppure no, uscire dal cesso e tornare a mangiare e bere. Fuori dal cesso viene diffuso con adeguata amplificazione l'audio di ciò che viene detto dentro.
L'evento spettacolare del 17-18 marzo 2006 fu atto indispensabile per avviare quella drammaturgia mobile, compresente alla spettacolarità e basata sul confronto costante fra attore-autore e spazi e pubblici diversi, che è ormai metodo fondante del lavoro della compagnia (nonostante ora ne sia nato uno spettacolo, in particolari situazioni l'evento rimane ripetibile quale alternativa o in abbinamento allo spettacolo stesso: dettagli e documentazione fotografica dell'evento alla pagina http://www.ilbarrito.it/pdf/scheda%20IN-EC-CESSO.pdf).
L'attore-autore nei mesi successivi lavora alla ri-scrittura del testo, tenendo conto di tutto quanto avvenne (fuori e dentro di sé) nei due giorni di incontro con il pubblico nel cesso e di tutto quanto avviene (fuori e dentro di sé) mentre ri-scrive. Il copione che ne risulta si fa forte di un'utile precarietà: "Questo copione è il primo dei tanti che riscriverò di replica in replica, a seconda dei visi che mi troverò e mi sarò trovato di fronte. E dei cibi che avrò mangiato. E dei vini che avrò bevuto o non bevuto. E dei pezzi di vita che avrò vissuto. Questo copione è stato fatto per essere disfatto".
Il 21 settembre 2006 una prima versione di "IN-EC-CESSO Una bomba per cintura" debutta al Teatro Out Off di Milano, nell'ambito del Festival Internazionale della Nuova Drammaturgia Tramedautore 2006.
Lo spettacolo (attore, pubblico e spazio)L'attore inizia lo spettacolo nel cesso del teatro, dove legge ad oltranza un prologo seduto sulla tazza: il pubblico è indotto da quattro coni spartitraffico a transitare nel cesso, dove si ferma per il tempo che vuole, e può quindi prendere posto in platea.
Quando tutto il pubblico è transitato, l'attore raccoglie un rotolo di carta igienica e i coni spartitraffico, li porta in scena e inizia lo spettacolo.
IN-EC-CESSO Una bomba per cintura, lungi dall'ammiccare o inneggiare a rivolte assurde, testimonia l'atroce degenerare degli atti di potere nelle fabbriche, di quel silenzioso e logorante mobbing che è il terrorismo psicologico fatto di sguardi, urla - o "non sguardi" e silenzi - e meccanicistiche disumanità. Atti di potere taciuti e sottovalutati, che l'ingresso dell'informatica nell'industria - con l'inevitabile ulteriore annacquamento delle relazioni fra le persone - ha acuito e giustificato, creando mostri perfettamente mascherati da benefattori da una parte e robot perfettamente mascherati da uomini sani saggi tranquilli e felici dall'altra.
Scrisse ancora l'operaio:"Se l'ultima spiaggia è fatta di muri merda piscio e puzza. se per essere liberi e ascoltati servono i cessi, allora edifichiamone ovunque.
Se nei cessi occorre morirci, facciamo in modo che almeno ogni piazza abbia un cesso.
Riabilitiamo i vespasiani.
Avendone tanti, forse nessuno sarebbe costretto a viverci".
Autore e attore, dopo studi classici, Marco Gobetti si iscrive all'Università di Torino e frequenta per un anno i corsi di Lettere antiche ad indirizzo orientale. Abbandonata l'Università, per alcuni mesi impartisce lezioni private di Greco e Latino e lavora come muratore. Negli anni successivi svolge le attività di elettricista, operaio, carrellista e programmatore informatico.
Nel 1993 debutta al Teatro Piccolo Regio di Torino ne La Giara di Pirandello, regia di Santo Versace.
Nel 1997 recita ne LA CONFESSIONE, regia di Walter Manfrè.
Intraprende in quegli anni una intensa ricerca personale che lo spinge a sperimentare le più diverse forme di espressione teatrale e a fondare, insieme ad altri artisti di diversa formazione (dalle arti figurative, alla fotografia, al video, alla musica) la compagnia Il Barrito degli Angeli. E' del 1998 il debutto nella Compagnia Il Barrito degli Angeli, con La luna, bisogna crederci per forza, da Cesare Pavese.
Dal 1998 al 2000 è tra i fautori del Progetto Stanza Teatrale presso il C.S.A. Askatasuna di Torino.
Nel 2002 recita in BALLATA PER WOYZECK - Tramelogedia in venti quadri per un attore, un burattinaio e tre musici, di Beppe Rizzo.
La narrazione che, nella sua espressione originaria come nei suoi sviluppi contemporanei, è il suo principale campo di ricerca, intanto, lo porta all'esperienza del teatro di strada, che pratica dal 1995 al 2000 sui lungomare toscani, partecipando pure a due edizioni del Ferrara Buskers Festival e del Buskers Festival di Pelago (1997 e 1998).
Nel corso degli anni, oltre a recitare in gran parte degli spettacoli diretti da Fabrizio Galatea per la compagnia Il Barrito degli Angeli, lavora con vari registi; fra gli altri, Pasquale Buonarota, Mario Brusa, Sergio Ferrentino, Roberto Freddi, Walter Manfrè, Bob Marchese, Beppe Rizzo, Santo Versace.
Nel 2000 - nell'ambito di Prove d'Autore (progetto sulla drammaturgia contemporanea, a cura della Scuola Holden e del Laboratorio Teatro Settimo) - è diretto, nel monologo Io e Matteo di Annalisa De Lucia, dal regista Leo Muscato. L'incontro sarà foriero di costanti collaborazioni: nel 2001 partecipa a Terra dei Miracoli (spettacolo scritto e diretto dallo stesso regista e andato in scena al Teatro Franco Parenti di Milano) e nelle stagioni 2004/05, 2005/06 e 2006/07 recita in Romeo & Giulietta - Nati sotto contraria stella (da William Shakespeare - drammaturgia e regia di Leo Muscato - compagnia Leart di Grottammare).
Continua, parallelamente, la sua attività di attore-drammaturgo e dal '97 in poi scrive e mette in scena monologhi (Amore assalì il bestiame, In memoria di nonno Antonino, Il pasto, Il sogno di Cichinìn), una commedia in due atti (Il tempo del mare) e un atto unico, Lo stagno, con cui debutta nel febbraio 2003; più recenti sono Eide - Atto plurimo in penombra (non ancora rappresentato) e il monologo Voglio un pappagallo - Matthew Smith: il p(r)ezzo della vita di un uomo, con cui debutta nell'Ottobre 2005.Nel luglio 2006 fonda il Teatro Stabile di Strada®.
E' del settembre 2006 il debutto di IN-EC-CESSO Una bomba per cintura al teatro Out Off di Milano, nel corso del Festival Internazionale di Nuova Drammaturgia Tramedautore 2006.
Da novembre 2006 a marzo 2007 partecipa per il terzo anno alla tournée di Romeo & Giulietta - Nati sotto contraria stella per la compagnia Leart'.
Sta lavorando alla realizzazione di Elì Elì lema sabactani?
BIGLIETTI/TICKETS
Intero/Full price € 13
Ridotti/Reduced € 11
Soci Vortice € 8
Giovani a Teatro € 2.50Riduzioni ammesse: giovani (under 18), anziani (over 65), residenti Comune di Venezia, studenti fino a 26 anni (dietro presentazione libretto/tesserino), Rolling Venice, Carta Giovani
Informazioni e prenotazioni/Information and reservations:
041 5224498, info@teatrofondamentanuove.it
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