Mercoledì 6 e Giovedì 7 Dicembre
Compagnia di Danza Teatro di Torino
Dépendance contemporanea
SALOMÈ
Balletto ispirato al dramma in un atto di Oscar Wilde, nel centenario della morte

Coreografia: Matteo Levaggi
Scenografia: Eugenio Guglielminetti
Costumi: Manuela Dello Preite
Con Loredana Furno, Giuseppe Cannizzo, Gloria Cesana, Dmitri Domojirov, Razvan Dumitru, Francesco Azzari, Matteo Levaggi
Musiche di Henry Dutilleux, Mauricio Kagel, John Zorn

A Matteo Levaggi, giovane coreografo e danzatore piemontese, sono bastati tre anni per spiccare nel panorama italiano della danza: dopo un anno come solista dell’Aterballetto (forse la migliore compagnia italiana), un altro come “stella” televisiva al fianco di Raffaella Carrà, e una tournée di grande successo in Memorie di Adriano di Scaparro e Albertazzi, Levaggi giunge a Venezia con la sua prima creazione importante, una Salomè maschile di rara inventiva e con una forte capacità narrativa, insieme alla Compagnia di Danza Teatro di Torino, diretta da una figura leggendaria del balletto italiano, Loredana Furno. La Salomè maschile di Levaggi è straordinariamente originale, al tempo stesso in cui riconosce le sue fonti: s’ispira a Oscar Wilde e usa la Danza dei sette veli e l’aria finale dell’opera di Strauss. Il resto è accompagnato da un’efficace musica contemporanea in cui si alternano Henry Dutilleux, Mauricio Kagel e John Zorn. La scenografia, di ispirazione costruttivista, è di Eugenio Guglielminetti, e i costumi, di Manuela Dello Preite, ricordano eruditamente Alexandra Ester e Rodchenko.
Il cast è composto da giovani talenti del balletto, a cominciare dallo stesso Levaggi che incarna Salomè; il russo Dimitri Domojirov è Narraboth; Giuseppe Cannizzo e Gloria Cesana si sdoppiano nel personaggio di Erodiade; il mimo toscano Francesco Azzari è Giovanni Battista; Loredana Furno è un sorprendente Erode.
Nessuna estetica queer, ma un’ambiguità di tono alto e raffinata come in Audrey Bearsdley, e molto tormento interiore come in Strauss, che danno smalto a tutti i movimenti. Il lavoro è pieno di allusioni plastiche ai drammi sessuali contemporanei, con un’azione ricca di erotismo acuto e al tempo stesso contenuto.