CITTA' DI VENEZIA - BENI, ATTIVITA' E PRODUZIONI CULTURALI
TEATRI E SPETTACOLOPROVINCIA DI VENEZIA - ASSESSORATO ALLA CULTURA
VORTICE - TEATRO FONDAMENTA NUOVE
MANIFATTURAE
Venezia, Teatro Fondamenta Nuove | marzo maggio 2007
venerdì 16 e sabato 17 marzo 2007 ore 21
EXTRAMONDO / OUTIS
CRIMINE
drammaturgia | Peter Asmussen
traduzione | Graziella Perin
regia | Michela Blasi
con | Andrea Facciocchi, Laura Ferrari, Fabrizio Parenti, Emilio Zanetti e Eros Zoppellari
(prima regionale)una produzione Extramondo
in collaborazione con
Outis -Centro Nazionela Drammaturgia Contemporanea
Ambasciata di Danimarca in Roma - Teatro OutOff di Milano
Le suggestioni del testo
Un uomo e una donna alle prese con quello che accade dentro e fuori di loro.
Perdita di sensibilità e perdita dei sensi (" prima l'udito, poi la vista e dopo? Cosa viene dopo?")
Non si sa più dove sia il limite tra privato e pubblico.
Di conseguenza non c'è più lo spazio mentale per far vivere le proprie fantasie, allorché queste fantasie, per quanto malate siano, possono diventare realtà.Ma quanto vale la nostra vita, quanto vale quella altrui?
Siamo circondati da orrende guerre, da crimini efferati, in famiglia, sui più deboli. E noi?
Noi che leggiamo, che guardiamo i tg, che commentiamo, indaghiamo, giudichiamo noi siamo così sicuri di esserne al di fuori?
Non siamo forse tutti la stessa cosa?
Cos'è l'innocenza, se non quella di un bambino?
Cos'è vero, cos'è veramente giusto?
Di cosa ci nutriamo, cosa veramente scegliamo?Sono queste le domande che ci pone l'autore attraverso questo testo feroce e commovente, scabroso e non morboso, le cui parole sanno scavare al di là della nostra resistenza.
All'inizio vediamo l'uomo e la donna (magistrati, giornalisti, poliziotti?) che intervistano-interrogano tre uomini (uno vecchio e due più giovani), facendosi raccontare ancora una volta che cosa è successo quella notte di Natale, quando nell'appartamento di uno dei tre (balordi?) il rito dei Re Magi si conclude con la violenza carnale e la barbara uccisione di un biondo ragazzino di 11 anni, chiamato per l'occasione Gesù Bambino.
Raphael, il più anziano "criminale", prova un gran gusto a dimostrare quanto le persone - compresi gli stessi intervistatori - siano influenzabili, manipolabili.
Raphael appare crudele e spietato senza mezzi termini, ma si addossa la colpa dell'omicidio per proteggere il più giovane Erik. Ed Erik confessa alla fine, il suo gesto tremendo quale prova d'amore verso Willy. Come giudicare?
Le risposte sono confondenti, ambigue, reticenti, sfrontate, contraddittorie, orribili. Il racconto è diretto, crudo, non concede nulla.
Ma sono le domande dell'uomo e della donna ad essere ancora più inquietanti.
Cosa c'è dietro a quel chiedere, quel voler sapere, voler sentire e risentire: c'è veramente la ricerca della giustizia?
Che cosa si portano a casa la coppia lui-lei dopo quell'interrogatorio senza spazio e senza fine?
Nella scena che segue ritroviamo infatti l'uomo e la donna nel loro quotidiano.
Non si parlano, non si ascoltano.
Non è chiaro ciò che ognuno dice, se all'altro o a se stesso.
E c'è una bambina "di là".
E c'è un bambino biondo, con una cicatrice, che bussa alla loro porta, ma la donna non sa fare altro che chiudergli la porta in faccia.
Si ride anche, di questo surreale momento di coppia; ci si può riconoscere dentro questa strana ipocrisia, quando certi pezzi di cronaca si catapultano nelle nostre case; ci si commuove nella tenerezza che ispira la fragilità umana di fronte a una voragine vuota, quando dovrebbe sopravvivere, almeno nell'intimità di una coppia, quel "calore".
Ora basta, la bambina potrebbe svegliarsi.Nel secondo atto ritroviamo l'uomo e la donna che questa volta interrogano un soldato. Si potrebbe pensare a un "casco blu" e alla guerra dell'ex Jugoslavia.
Il soldato è allo stesso tempo vittima e carnefice delle regole militari.
Si sente "costretto ad agire", trasgredendo gli ordini, quando spara ai quattro uomini che avevano violentato e seviziato una giovane donna; allo stesso tempo protegge un'altra donna, rischiando la vita, ma quella protezione è ricambiata dalla possibilità di entrare nella stanza delle quattro bambine ("la più piccola in fasce, la più grande nove anni"). Con le bambine , in un casolare risparmiato dalle bombe, si scambia le prime carezze della sua vita.
Piange, Jacob, il soldato, mentre emerge questa verità, mentre l'uomo lo incalza e la donna lo abbraccia.
Nel finale ritroviamo l'uomo e la donna nel loro spazio privato.
E anche qui i compromessi non servono più.
Si è costretti ad agire, a ferire, ad uccidere, per uscire da uno schema, per accettare anche il male.
E quella bambina "di là", che sembrava una scusa, un pretesto, quasi un alibi, finalmente si fa sentire. Fa sentire il suo pianto. Fa sentire che è viva.
Un incontro
Quando lessi per la prima volta il testo su invito di Outis, ebbi una reazione emotiva così forte da credere di non poterci lavorare.
Superato lo choc e gestita la mia sensibilità anche di madre, ho potuto considerare e apprezzare l'onestà con cui Asmussen, in una apparentemente semplice ma intelligentissima costruzione drammaturgia, ha trattato i delicati temi dell'opera, la sua totale assenza di giudizio, il suo porre le domande e scavare, scavare, offrendo percorsi dolorosi per cercare di mettere in luce quello che noi forse siamo.
Con un gruppo di cinque attori appassionati e mettendoci in gioco in prima persona abbiamo allora accettato la scommessa: una lettura per "Tramedautore" al Piccolo Teatro, a settembre 2005.
Un'opportunità per confrontarci con queste parole di fronte a un pubblico, sperimentare la sua reazione, un'occasione anche per conoscere l'autore.Gli attori che hanno condiviso questa prima tappa sono:
Andrea Facciocchi, mio socio di Extramondo da 15 anni e apprezzato interprete, spesso monologante, di autori come Muller, Bernhard, Testori;
Giovanni Battaglia, già protagonista di un'altra opera di Asmussen "Bruciati dal ghiaccio", diretto da Lorenzo Loris nel 2002 per il Teatro Out Off di Milano (per Venezia sostituito da Fabrizio Parenti);
Laura Ferrari, attrice di esperienza e personalità, protagonista di molti importanti spettacoli del teatro OutOff e di Teatridithalia;
Eros Zoppellaro e Riccardo Martinelli (oggi sostituito da Emilio Zanetti); giovani attori particolarmente intensi nei ruoli loro assegnati.Questa alchimia particolarmente riuscita ha fatto scattare un clima di lavoro ricco e appassionante. L'incontro con Peter, in occasione della performance di settembre, ha ulteriormente alimentato la nostra fiducia in questo progetto.
Appunti per la messa in scena
Lo spettacolo prevede due luoghi dove si svolge l'azione: quello pubblico dei "processi"; e quello privato, della casa.
Asmussen ha intitolato "concerto grosso" e "trio elegiaco" i due processi, come a suggerire, attraverso la musica, luoghi astratti, non definiti, quasi dopo la vita.
Lo spazio quindi sarà disegnato da volumi che mettano i personaggi su piani e livelli differenti, fortemente connotato da tagli di luce decisi, a sostenere la crudezza delle parole e la dinamica dell'interrogatorio.
Non ci saranno "colori", nessun fronzolo, niente spettacolarizzazione dei "crimini", ma grande concentrazione sulle relazioni tra i personaggi e sulla tensione delle parole.
Il percorso è una spirale che mira al centro, al nocciolo, al cuore. Anche a quello dello spettatore.I due intermezzi chiamati "estate" e "inverno" sono invece lo spazio privato, la casa dell'uomo e della donna. Qui l'atmosfera è diversa, il contesto più riconoscibile.
La quotidianità di gesti e oggetti stride con il nevrotico modo di relazionarsi dei due. Il loro parlarsi è grottesco, paradossale, buffo.
La scommessa di Peter è portare il pubblico alla risata immediatamente dopo il pugno nello stomaco inflitto col racconto dei crimini nei processi. Sarà possibile?
Ma non si tratta di siparietti con la semplice funzione di alleggerimento. Queste due scene a chiusura dei due atti contengono invece molteplici elementi da mettere in luce e offrono diverse chiavi di lettura.
Mi interessa particolarmente sviscerare quella che è la ricaduta nel nostro privato di ciò che viene enfatizzato all'esterno; l'ombra di un possibile inconscio ma inesorabile processo di identificazione; il discorso sui sensi e sulla sensibilità; il tema dell'innocenza e dell'infanzia, non esplicitato nel testo ma continuamente evocato da questa "bambina" (la nostra anima?) ed associato alle giovani vittime dei crimini descritti nei processi.
Queste due scene avranno "temperature" diverse, saranno scaldate e raffreddate da luci estive ed invernali, forse anche dall'abbigliamento degli attori.Il lavoro nel suo complesso ha la sua forza negli attori, nelle parole e nel coraggio senza il quale nessun lavoro teatrale ha chance di successo; questo in particolare non avrebbe neanche motivo di essere affrontato.
Michela Blasi
Extramondo nasce dall'incontro tra da Michela Blasi e Andrea Facciocchi, avvenuto nel 1991. A quel tempo Michela si occupava di danza e di architettura; Andrea di fotografia: entrambi attratti dal teatro, partecipavamo a qualche seminario. La voglia di fare qualcosa insieme ci porta a decidere di utilizzare la nostra esperienza di vita (tanta) e di teatro (poca) per realizzare uno spettacolo scritto e interpretato da noi due che abbiamo intitolato "Si vive una volta sola". Acquistiamo per pochissimi soldi un super-usato furgone Fiat 238 (del 1971) e partiamo per il sud Italia dove replichiamo lo spettacolo in una tournée improvvisata, riuscendo però ad ottenere piazze prestigiose come Numana e Castiglione della Pescaia e un'altra decina di località. Ci siamo divertiti moltissimo. Al ritorno capiamo che il teatro per noi non è un passatempo e nel 1993 costituiamo l'Associazione Culturale Extramondo.(se vuoi sapere perché ci chiamiamo così vedi alla pagina Spettacoli/Hamletmaschine il testo "L'ultimo programma è l'invenzione del silenzio")Allo stesso tempo ci rendiamo conto che non avremmo potuto approfondire in modo soddisfacente l'esperienza teatrale se costretti a disperdere energie in altri campi per guadagnare di che vivere: d'allora in poi ci saremmo mantenuti esclusivamente con il teatro. (attenzione: non è un consiglio!!!). Così inizia la collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Settala (Milano), che dura per quattro anni ed è densa di attività, tra le quali la creazione e gestione di un Laboratorio, la consulenza artistica per la rassegna annuale, la produzione con gli allievi del Laboratorio di alcuni spettacoli. Contemporaneamente, produciamo nel 1993 "La partita", sempre scritto e interpretato da noi due. Sentiamo però il desiderio di confrontarci con un testo e nel 1994 affrontiamo uno studio per "Semplicemente complicato" di Thomas Bernhard, ripreso in un nuovo allestimento nel 1996 per il Teatro OutOff e successivamente selezionato per ScenaPrima (progetto della Regione Lombardia che promuove i nuovi gruppi). Lo spettacolo va in scena al Verdi di Milano, poi partecipa a Festival e Rassegne tra cui Festival Italia a Stoccarda e Santarcangelo dei Teatri nel 1997. Spesso abbiamo replicato nella nostra sala per 15 spettatori a titolo gratuito. L'esigenza di quel periodo era quella di darci delle basi tecniche più solide: cercavamo punti di riferimento, guardavamo tantissimi spettacoli. Abbiamo cercato di lavorare con altri gruppi e registi. Abbiamo l'occasione di incontrare Julia Varley ed Eugenio Barba: conoscendo da vicino l'Odin Teatret troviamo una miniera preziosa e un riferimento importante, soprattutto morale. Nel 1996 approfondiamo lo studio sui principi di lavoro di Eugenio Barba con un lungo soggiorno di lavoro a Holstebrö, alla sede dell'Odin. Qui nasce "Parole che danzano", dimostrazione-spettacolo nella quale ripercorriamo il percorso fisico e vocale che ha portato al montaggio di alcune scene di "semplicemente complicato". La dimostrazione spesso accompagna le repliche dello spettacolo. Una particolare sensibilità verso certa drammaturgia non allineata e un intenso lavoro sull'attore, ci portano a incontrare la scrittura furiosa di Testori. Da incoscienti totali scegliamo nientemeno che "In exitu"(1997), interpretato da Andrea e diretto da Michela. In questo periodo avviene un altro incontro importante, quello con Elio de Capitani il quale, dopo aver visto "semplicemente complicato" si interessa al nostro lavoro e assiste periodicamente alle prove di "in exitu". Decide, insieme a Ferdinando Bruni, di ospitarlo all'Elfo. Inizia così la fondamentale collaborazione con Teatridithalia, che ci coproduce e ospita per due stagioni consecutive. Lo spettacolo, che ottiene un lusinghiero successo di critica e di pubblico, partecipa a numerosi festival. All'interno di Subway (Milano 1998), il monologo pellegrina in una sorta di Via Crucis in cinque stazioni ferroviarie della città, in ambienti ogni volta diversi e ogni volta seguito da un pubblico particolarmente attento e appassionato. Inoltre"in exitu" partecipa a Passaggi, a cura del C.S.R.T. Pontedera; Teatri 90 a Palermo; Il teatro delle lingue - le lingue del teatro - convegno di Udine; la Maratona di Milano a cura del Comune di Milano e del Piccolo Teatro; Enzimi a Roma. E' tuttora nel nostro repertorio. Il lavoro su Testori e sulla sua lingua prosegue con la realizzazione, piuttosto travagliata, di "Confiteor". Dopo uno studio presentato al Teatro dell'Elfo nel 1998, lo spettacolo definitivo, in forma di monologo viene presentato nel 1999 al Teatro Franco Parenti di Milano. Nello stesso anno siamo selezionati per un'ulteriore tappa di ScenaPrima: il progetto è "Hamletmaschine" di Heiner Müller, presentato al Portaromana di Milano nel 2000. Ancora diretto da Michela Blasi, Andrea Facciocchi è affiancato da cinque giovani allievi del nostro Laboratorio. Il progetto per la stagione 2000/2001 è l'allestimento di un testo di un giovane autore tedesco, mai rappresentato in Italia: Helmut Krausser. Il titolo è "Faccia di cuoio - Leatherface" ed è una produzione Teatridithalia. Parallelamente in questi anni prende consistenza anche l'attività pedagogica: dopo un tirocinio in provincia Michela e Andrea iniziano a condurre stage e laboratori in alcuni centri culturali milanesi. L'insegnamento è importante da sempre per noi per vocazione: è il pilastro della nostra ricerca. Insegnare vuol dire essere sempre costretti ad imparare, cercare nuovi stimoli sia negli allievi che in altri maestri. L'insegnamento è inteso come scambio ed ha l'obiettivo di portare gruppi di persone (di volta in volta ragazzi o adulti - principianti o professionisti) ad ampliare la conoscenza di sé, a sviluppare le proprie potenzialità creative, a sperimentare diverse modalità di condurre un progetto insieme ad altri. Oltre ai laboratori condotti da Michela Blasi e Andrea Facciocchi sia a Milano che in altre località, Extramondo ospita saltuariamente stage condotti da insegnanti di livello internazionale (per esempio attori dell'Odin Teatret), e su materie per noi importanti, come le arti del circo, il tai chi chuan, il teatro Noh, il teatro-danza. Dal 1995 la necessità di avere uno spazio nostro sia per il Laboratorio che come sala prove diventa urgentissima e cerchiamo una sede stabile a Milano. È un problema comune a tanti gruppi e Associazioni: gli affitti sono altissimi niente da fare con le Istituzioni. L'unica possibilità realistica è affittare comunque uno spazio da privati, con un grosso impegno economico. La nostra prima sala si trovava in via Rosolino Pilo (dal 1995 al 1999); oggi siamo in Viale Gran Sasso. In questi nove anni di vita Extramondo ha condotto il proprio lavoro e la propria ricerca in modo totalmente autonomo e indipendente, senza alcun contributo pubblico. Fondamentale per noi è proprio lo spazio fisico del nostro Laboratorio: una sala in Milano nella quale svolgere la nostra ricerca, depositare e rigenerare le nostre energie, organizzare incontri, prove aperte, dimostrazioni. Centinaia di persone in questi anni hanno partecipato alla nostra attività, frequentando la particolare sede dell'Associazione e partecipando alle varie iniziative che sono il fulcro della nostra ricerca e costituiscono uno stretto legame tra l'evento teatrale e il pubblico.
BIGLIETTI/TICKETS
Intero/Full price € 13
Ridotti/Reduced € 11
Soci Vortice € 8
Giovani a Teatro € 2.50Riduzioni ammesse: giovani (under 18), anziani (over 65), residenti Comune di Venezia, studenti fino a 26 anni (dietro presentazione libretto/tesserino), Rolling Venice, Carta Giovani
Informazioni e prenotazioni/Information and reservations:
041 5224498, info@teatrofondamentanuove.it
PREVENDITE
BIGLIETTERIA ON LINE / BUY ON LINERETE DI VENDITA HELLO VENEZIA
call center (+39) 041 24.24Vortice - Associazione Culturale
email: vortice@provincia.venezia.it
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