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OPERAESTATE FESTIVAL VENETO

MOVIMENTI
gesti di teatro necessario
Venezia, Teatro Fondamenta Nuove | marzo - aprile 2009

mercoledì 11 marzo 2009, ore 21
MUTA IMAGO
"comeacqua"

ideazione | Glen Blackhall, Riccardo Fazi, Simona Frattini, Fabio Ghidoni, Claudia Sorace, Massimo Troncanetti
con | Glen Blackhall, Simon Blackhall
vestiti | Fiamma Benvignati
produzione | Muta Imago

mercoledì 18 marzo 2009, ore 21
MUTA IMAGO
prova aperta "Madeleine"

incontro con la compagnia condotto da Jacopo Lanteri

Primo appuntamento della seconda fase di "Movimenti - Gesti di teatro necessario", la nuova rassegna del Teatro Fondamenta Nuove, che mette a confronto alcune delle più stimolanti esperienze del teatro contemporaneo, attraverso un percorso di spettacoli, residenze e incontri.

Mercoledì 11 marzo alle 21, la compagnia romana Muta Imago presenta un lavoro che sembra fatto apposta per una città come Venezia, "comeacqua", incantevole gioco scenico nel quale due figure maschili interagiscono in uno spazio vuoto nel quale pendono sacchetti di plastica pieni d'acqua.

Un lavoro nel quale, come è stato detto, emergono "la precisione, l'esattezza, l'eleganza e l'armonia dei passaggi, la nitidezza formale di questo continuo rilancio di fantasie, la straordinaria capacità evocativa, più narrativa che simbolica, e, finalmente, più descrittiva che concettuale".
Da non perdere!

"comeacqua"
Prendiamo l'acqua, e poi una corda, dei sacchetti di plastica e un tavolo di ferro.
Del tavolo facciamo casa, nave e tempesta. L'acqua la chiudiamo nei sacchetti e da lí tiriamo fuori oggetti che creano mondi e visioni. La ghiacciamo e la trituriamo, l'acqua, per capire come funzionano le cose; la facciamo cadere dall'alto perché quando ci si separa non può che fare brutto tempo; la tagliamo via dal corpo, la illuminiamo e la sbattiamo nei vetri, perché bisogna crescere; la coloriamo e la soffiamo nei tubi, perché ci si possa capire; ci balliamo sopra, nudi come bambini, perché la vita non è un cerchio, ma una spirale.

note di drammaturgia
Se dovessi scrivere delle note di drammaturgia su "comeacqua", oggi che lo spettacolo è compiuto, definitivo nella forma e nei contenuti, probabilmente la prima cosa che farei sarebbe riattraversarlo per intero, lo spettacolo, a mente, ad occhi chiusi, per cercare di capire cosa riesce ancora a dirmi.
Mi soffermerei sulle singole scene, rifletteri sul lavoro nel suo insieme, ne immaginerei i colori e i movimenti per cercare di strappargli un cuore, centrale, che possa avere senso, per me, adesso.
Ne scoprirei tanti di cuori, perché comeacqua non ne ha mica solo uno,
finirei per dover scegliere di quale parlare a scapito degli altri,
finirei per cercare parole giuste che sembrino nuove,
finirei per ravanare tra le righe di testi che ho incontrato ultimamente e che in un modo o nell' altro mi hanno ricordato lo spettacolo, per parti e per intero.
Finirei per fare qualcosa di insincero.
Piuttosto, allora, torno indietro, a quei giorni di aprile di qualche tempo fa. Ripercorro il lavoro iniziale, le fonti fondative utilizzate allora per la prima volta.
Per caso trovo un brano di Conrad che avevo dimenticato, appare sottolineato con convinzione, tracciato più volte.
Di solito, quando ritroviamo nostri segni autografi sulle pagine di libri letti in passato, capita di provare una specie di strano imbarazzo, di percepire una distanza tra il nostro io di allora e le motivazioni che lo spinsero a tracciare quei segni a matita e il nostro io di adesso che li ritrova e sorride, quasi paterno.
Questo brano qui però lo prendo, lo trascrivo e lo rileggo.
E capisco perché lo avevo scelto tra gli altri. E perché lo sceglierei ancora oggi.
Non c'è bisogno che vi dica cosa significhi girovagare in un'imbarcazione aperta. Ricordo notti e giorni di calma in cui si vogava, si vogava e l'imbarcazione sembrava non muoversi affatto, come ammaliata entro il cerchio dell'orizzonte del mare. Ricordo il caldo, le piogge, i diluvi che ci costringevano ad aggottare per salvare la vita (ma che riempivano il nostro barile) e ricordo sedici ore filate con la bocca riarsa come cenere e con un remo di governo sulla poppa per tenere il mio primo comando dritto di prua contro i frangenti.
Non avevo saputo fino ad allora quanto valessi.
Ricordo le facce tirate, l'aria abbattuta dei miei due uomini e ricordo la mia gioventù e la sensazione che non potrà mai più tornare - la sensazione di poter durare eterno, di poter sopravvivere al mare, alla terra e a tutti gli uomini; la sensazione ingannevole che ci alletta alle gioie, ai pericoli, all'amore fraterno, agli sforzi vani - alla morte; la trionfante convinzione di forza, il calore della vita nel pugno di polvere, l'ardore del cuore che ogni anno si fa incerto, si fa freddo, si fa piccolo, si estingue - e si estingue presto, troppo presto - prima della vita stessa.
Vale ancora. Il senso è lo stesso.
Riccardo Fazi

Rassegna stampa

Un lavoro denso, stracolmo di idee e decisamente complesso. Il primo capitolo è bellissimo e suggestivo (…) Lo spazio scenico a tratti incanta e perfino commuove.
Marco Andreoli, Hystrio

Costruzione di pura fantasia visiva intorno all'elemento primario, giocata in scena da due figure maschili in uno spazio vuoto nel quale pendono sacchetti di plastica pieni appunto del liquido trasparente. Basta questo a evocare tempeste, acquazzoni, mari da attraversare, a suggerire l'idea della sete o la possibilità del movimento tra i flutti, persino ad abbozzare una sorta di circuito vascolare, come in un disegno anatomico. Forse ci raccontano una storia, una relazione, infatti I due sono spesso legati con una corda per le caviglie, sottoposti cosí agli inciampi e alle difficoltà di una comunicazione o di un sentimento.
Ma quello che colpisce è la perfezione assoluta del gioco scenico, la precisione, l'esattezza, e quindi l'eleganza e l'armonia dei passaggi, la nitidezza formale di questo continuo rilancio di fantasie, la straordinaria capacità evocativa, più narrativa che simbolica, e, finalmente, più descrittiva che concettuale.

Antonio Audino, Il Sole 24 Ore


La bellezza delle immagini sceniche, curate dagli ideatori con precisione e rara pulizia, desta una scossa epidermica. Sotto la pelle, ciò che si agita è una strana inquietudine, dettata da questo autismo contemporaneo dei rapporti per cui si può parlare d'amore, di vita e fratellanza ma solo da dentro una teca di cristallo, che lasci vedere bene la realtà ma allo stesso tempo ce ne tenga al riparo. "We're just two lost souls swimming in a fish bowl", cantava anni fa chi dei muri interiori avrebbe fatto arte mondiale….
Graziano Graziani, differenza.org

Pur cercando una cifra assolutamente originale, Claudia Sorace potrebbe inquadrarsi in quel filone di teatro romano che lega, sentimentalmente, gli anni Settanta ad oggi: dalla travolgente "Autodiffamazione" di Carella, ai primi esperimenti di Gaia Scienza, al teatro-movimento di Barberio Corsetti, alle creazioni "extra-ordinarie" di Accademia degli Artefatti il gruppo sembra raccogliere il testimone di una teatralità concettuale ed umanissima, visionaria e comunicativa, performativa ed attoriale.
Andrea Porcheddu, Off


Prova aperta Madeleine


"Il sogno è nero come la morte"
Theodor W. Adorno

"Negli ultimi tempi, sono andato a letto presto"
Marcel Proust / David Aaronson, detto Noodles

Questi sono giorni di creazione nuova.
Finiamo di lavorare su Lev, il nostro ultimo spettacolo e ci rendiamo conto solo ora di quanto questo lavoro ci ha insegnato e ci ha chiesto, di quale universo sconfinato ci ha fatto intravedere le distanze.
Iniziamo a lavorare su Madeleine e ci rendiamo conto di essere solo all'inizio: appena usciti dalle caverne, ancora troppo lontani dalle stelle, torniamo giusto a sporcarci le mani con i materiali e sappiamo che un anno di lavoro sarà di nuovo necessario: per capire solamente alla fine cosa avremo imparato.
Entrambi ideali continuazioni di (a + b)3, con il quale costituiscono quella che si potrebbe chiamare una trilogia "della separazione", Lev e Madeleine sono collegati da un filo rosso sottile: quello del rapporto con il tempo e con la visione come elementi costitutivi delle nostre identità. Ma una distanza incolmabile allo stesso tempo li separa: in Lev l'oggetto della ricerca appartiene al passato, mentre in Madeleine è qualcosa che deve ancora arrivare; quanto Lev è maschile, tanto Madeleine è femminile; quanto in Lev si cerca di ricordare, tanto in Madeleine si cerca di dimenticare; quanto Lev è terribile realtà, tanto Madeleine è un demone fantastico che non ha paura di essere felice; quanto Lev attraversa trent'anni, tanto Madeleine potrebbe durare una notte soltanto.
Madeleine è la storia di un'attesa, di un lento avvistamento: un avvicinamento, un countdown inarrestabile.
Tutto all'inizio appare sereno, sicuro, protetto; una donna, sola, abita un luogo tranquillo, definito: uno spazio in bilico tra l'astratto e il reale, fatto di pannelli che scorrono lungo tracciati verticali e orizzontali, soglie che tagliano la scena in sezioni e prospettive. Un universo di grigio in movimento; pareti di una casa esplosa, facce di un cubo aperto, ognuna di un materiale diverso, che permette ognuno un particolare lavoro sulla visione.
All'interno di questo spazio la donna aspetta, e, nel frattempo, sogna. Sogna di un ritorno, di cui non sa se, come e quando accadrà. Ma sa che arriverà, che sarà imprevedibile, devastante, distruttivo.
Lentamente, in maniera inesorabile, uno strano incanto viene a posarsi sulle cose, come una vertigine che muove quello che non dovrebbe essere spostato: piccoli segnali, contraddittori, si affacciano tra le pieghe della realtà: un vento leggero, il passaggio improvviso di un'ombra, una luce che si sposta all'improvviso.
Un'atmosfera di strana elettricità finisce per riempire la scena. La donna si rende conto che non resterà sola a lungo. Cerca di difendersi, di mantenere il controllo su quello che la circonda, inutilmente. La persona che voleva dimenticare bussa alla porta con insistenza. La corrente sbatte di colpo la finestra con uno schianto. La stanza esplode in scoperta radura.
Il tornado arriva. Cresce a dismisura, riempie lo spazio intero.
Il sogno e la paura sono gli elementi costitutivi del mondo di Madeleine.
Insieme a due performer, un uomo e una donna, un attore che parla con il corpo e una ballerina che si muove con la mente. Insieme a una scenografia fatta di soglie, di proiezioni, di inganni, di trasparenze, di riflessi. Insieme alla nebbia, al fumo e al vento. Tanto vento.
Perché ci sentiamo assediati. Perché sentiamo che qualcosa di terribile sta per accadere, e non sappiamo come reagire, e ci rintaniamo nelle nostre case di carta, sperando che reggeranno all'impatto. Perché nelle nostre vite abbiamo deciso di non ascoltare più le forze irrazionali che tuttavia continuano, per fortuna, a manifestarsi, di notte, tra le pieghe delle coperte, nel sogno.
Abbiamo paura della perdita, dell'abbandono, temiamo l'esuberanza vera, le passioni eccezionali e oscure; siamo sconvolti dall' abbraccio completo di un movimento che non sia diretto, ma spiraliforme, concentrico, femminile.
Ma il Tornado non aspetta più: improvviso arriva, stravolge, trascina. Sembra separi, ma in realtà unisce. Sembra distrugga, ma in realtà spoglia del superfluo, scopre, manifesta, e con il suo passaggio lascia, sparsi, frammenti di verità pura.

Madeleine è uno spettacolo coprodotto dalla fondazione Romaeuropa che debutterà i primi giorni di novembre 2009 all'interno del RomaEuropa Festival.
Lo spettacolo si avvale inoltre di una co-produzione da parte dell'Operafestival di Bassano del Grappa.

Il gruppo Muta Imago nasce a Roma nel 2004 dall'incontro tra Riccardo Fazi, drammaturgo, Claudia Sorace, regista, Massimo Troncanetti, scenografo. Dal 2006 collabora con l'attore Glen Blackhall. Partendo dalla provocazione della materia il gruppo riflette sulla possibilità di approfondire e dilatare i varchi spaziali e di senso rintracciabili nella realtà. Per far affiorare storie e momenti che permettano di ricostruire un' unitarietà perduta, quella che si può trovare ancora nell'essere umano.
Comeacqua (2007), (a + b)3 (2007), Lev (2008) sono gli ultimi spettacoli prodotti.

Web
www.mutaimago.com
www.myspace.com/mutaimago
http://it.youtube.com/watch?v=_mkbbJvFfmk



BIGLIETTI/TICKETS
Intero/Full Price € 12
Ridotti/Reduced € 10 [ residenti Comune di Venezia, giovani (under 18), anziani (over 65), Rolling Venice, Carta Giovani, Venice Card, San Servolo Card]
Soci Vortice € 8
Giovani a Teatro € 2.50

Prove aperte: ingresso libero

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www.hellovenezia.it

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Uffici di Piazzale Roma, San Marco, Giardini reali, Lido
Informazioni e prenotazioni/Information and reservations:
041 5224498, info@teatrofondamentanuove.it
Vortice - Associazione Culturale
email: vortice@provincia.venezia.it

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