CITTA' DI VENEZIA - BENI, ATTIVITA' E PRODUZIONI CULTURALI
TEATRI E SPETTACOLOPROVINCIA DI VENEZIA - ASSESSORATO ALLA CULTURA
VORTICE - TEATRO FONDAMENTA NUOVE
MANIFATTURAE
Venezia, Teatro Fondamenta Nuove | marzo maggio 2007
giovedì 3 e venerdì 4 maggio 2007 ore 21
SONIA ANTINORI
MATAKITERANGI
Drammaturgia e interpretazione | Sonia Antinori
(occhi che guardano il cielo)
di e con | Sonia Antinori
regia | Heidrun Kaletsch
scene | Eugenio Pacchioli
costumi | Francesca Faini
disegno luci | Francesco Dell'Elbadocumentazione video | Daniele Bonazza
ufficio stampa | Mariella Iannuzzi
organizzazione | Michela Cavaterra, Fiorella Battagliacon il patrocinio dell'Archivio Storico Olivetti di Ivrea
Il progetto è stato realizzato grazie al supporto dell'Amat
e del Teatro Comunale G. Mestica di Apiro
L'Isola di Pasqua, la Rapa Nui dei polinesiani, è stata una delle ultime terre ad essere scoperte dagli occidentali (nel 1722) a causa della sua posizione di estremo isolamento, al centro di un immaginario cerchio d'acqua dal raggio di 3700 chilometri circa, nel cuore dell'Oceano Pacifico. Con i suoi 178 chilometri quadrati di estensione è un territorio che ha ospitato una civilizzazione complessa e a tutt'oggi misteriosa, che ha trovato maestosa espressione nei moai, giganteschi monoliti che ne punteggiano le coste, ma anche nell'unica forma di scrittura dell'antichità oceanica, conservata con non più di una ventina di tavolette rongo-rongo nei più importanti musei di tutto il mondo. Ma l'isola, visitata da Cook (1774) e da Chamisso (1816), narrata da Loti (1872) e cantata infine da Neruda, ha conosciuto dalla metà del Settecento una decadenza da imputare all'incauto sfruttamento delle sue risorse, che, unita alle aggressioni degli avventurieri e dei governi con loro conniventi l'ha ridotta a un passo dall'annientamento. La sua storia crudele così come la sua gloriosa preistoria ne hanno fatto oggetto di studi e di riflessioni delle più disparate discipline, fino a identificare in essa una sorta di laboratorio del pianeta terra, in cui grazie alle minime dimensioni era possibile verificare i pericoli di un disastro ecologico prodotto dall'interazione di fattori come disboscamento e sovrappopolazione. Ma il tragico destino di questo triangolo di terra spuntato dal mare è continuato fino agli anni Sessanta, quando i suoi abitanti erano confinati in un ghetto delimitato da filo spinato, per lasciare spazio agli allevamenti della compagnia anglo-scozzese che l'aveva presa in affitto dal governo cileno, o ancora più recentemente, con le emigrazioni e i conseguenti ritorni di quegli indigeni che, finalmente liberi di abbandonare la loro terra in cerca di fortuna, vi avevano poi cercato nuovo riparo in seguito al golpe pinochettiano. Ad oggi l'isola è dilaniata da una crisi di identità che ben rispecchia l'ambigua natura di un popolo che se dell'antica cultura maori continua a conservare il carattere indomito e combattivo, della vocazione a un'economia di mercato, filtrata attraverso le esperienze della piattaforma neoliberista del regime militare cileno, ha imparato l'abbicci. Ecco così che il turismo al tempo stesso lusinga e minaccia il remoto micromondo, attraverso una malintesa concezione di imprenditoria privata che cambia di giorno in giorno l'immagine selvaggia dell'isola, minando i delicati equilibri di una comunità da poco uscita dalla dimensione tribale.
L'autrice teatrale Sonia Antinori (Premio Tondelli 1993, Premio Riccione 1995, Premio Mravac 1997, Premio Candoni 1998) e la regista berlinese Heidrun Kaletsch, con Matakiterangi (occhi che guardano il cielo), vogliono raccontare quest'"isola di giganti, eretta nel silenzio e morta nell'abbandono", inseguendo la forma narrativa più consona all'immaginario della tradizione maori: il viaggio immobile del sogno, come ingresso nel mondo nascosto della realtà. Hotu Iti, figlio del fondatore polinesiano della civiltà rapanui, diviene la maschera del primo indigeno, protagonista di una dimensione stanziale, che lo libera da connotati individuali per innalzarlo a una posizione archetipica. Attraverso i secoli è il suo sguardo che sfoglia il catalogo dei visitatori: antropologi, etnologi, militari, avventurieri, la cui incarnazione più grottesca e dolorosa è quella della turista, in cui grava l'atto di autoaccusa dell'autrice, sprovveduta viaggiatrice alla ricerca di senso.
"l'epoca in cui ci troviamo accampati, come trasecolati viaggiatori in un albergo sfarzoso, sempre insonni"
Joseph Conrad, Victory
Da quattro anni l'Isola di Pasqua è diventata la mia seconda terra. Un luogo di straziante bellezza che nella mia percezione si è finito per contrapporre all'Europa, come lo sconosciuto si contrappone al certo. Dopo il primo periodo di permanenza, è emersa in me la necessità di accettare, articolare, comporre sentimenti, desideri, pensieri nati da questa complessa esperienza. L'esperienza autobiografica del viaggio è stata ricondotta alla sua motivazione originaria: quella di un'ibridazione culturale che potesse contribuire al rimodellamento di un'identità frantumata. Nell'epoca dell'informazione su scala mondiale, al centro della sede principale del pensiero, il senso di sbigottimento non cessa di tormentarci. La nostra generazione, ultima testimone dello sfacelo delle utopie, orfana di padri e maestri, vive in un limbo di ossimori lancinanti, spesso incapace di proporre alternative alle derive nichilistiche della modernità. In questo scenario desolato la risoluzione del viaggio, dello spostamento spaziale, in certi casi equivalente a un percorso a ritroso nel tempo (alla ricerca di un rinnovato contatto con la Natura e di forme sociali non ancora precisamente coincidenti con i modelli occidentali) è occasione di un percorso di conoscenza che sposta il limite dell'autocritica, lasciando intravedere il relativismo di posizioni e valori profondamente sedimentati. L'isola, da laboratorio, è così divenuta per me, con un ideale ribaltamento di prospettive, il punto d'osservazione privilegiato della commedia della modernità.
La scelta di presentare in scena personalmente un brandello della mia vita è scaturita dal desiderio di mettere in atto il conflitto tra esperienza vissuta e esperienza tradita, di mettere a nudo il dissidio tra pubblico e privato, di sperimentare attorno al corto circuito tra verità e menzogna.
In ultima analisi questo spettacolo nasce dal rimorso: di essere nati troppo tardi, di non aver potuto opporre nulla agli orrori che si sono consumati prima della nostra presenza sulla terra, di non saper opporre nulla agli orrori che si consumano durante la nostra presenza sulla terra, il rimorso di non essere eroi o addirittura di non essere uomini.
Sonia Antinori"C'è un quadro di Klee, che si intitola Angelus Novus. Rappresenta un angelo, che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa che sta fissando. I suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta e le ali spiegate. L'angelo della Storia deve avere queste sembianze. Il suo viso è rivolto al passato. Là dove per noi appare una catena di eventi, egli vede un'unica catastrofe, che ininterrottamente acccumula ai suoi piedi macerie su macerie. Egli vorrebbe restare, svegliare i morti e ricomporre ciò che è stato distrutto. Ma dal Paradiso soffia una tempesta che gli si è impigliata nelle ali ed è così forte, che l'angelo non riesce più a chiuderle. Questa tempesta lo spinge senza posa verso il futuro a cui volge le spalle, mentre il cumulo di macerie davanti a lui cresce fino al cielo. Ciò che noi chiamiamo progresso è questa tempesta."
Sono parole di Walter Benjamin, che fin dall'inizio del percorso di creazione mi riecheggiavano nella mente. Ora, al debutto dello spettacolo, vedo che era proprio di questo che ci accingevamo a parlare.
Heidrun Kaletsch
Sonia Antinori, attrice e autrice, ha ricevuto per i suoi lavori teatrali diversi riconoscimenti tra cui il Premio Tondelli (1993) con L'Ospite, il Premio Riccione (1995) con Il sole dorme, il Premio Mravac (Mostar- Bosnia 1997) con Berlinbabylon e il Premio Candoni (1998) con Nel tempo insolito. Oltre ad aver pubblicato il testo di narrativa Wanda Capodaglio. Ritratto controluce con l'editore Bulzoni di Roma nel 1990, ha inoltre scritto i seguenti testi teatrali: Maria Maddalena (attualmente in tournée nell'interpretazione di G. Frallonardo), Black (che ha debuttato al Traverse Theatre di Edinburgo nel 1998), Il castello di fango (presentato al Warehouse di Londra nel 1999), Il contagio (Schauspielhaus di Amburgo nel 2000), Nietzsche. La danza sull'abisso (Torino, Teatro Carignano 2000, regia V. Malosti, con M. Cescon e V. Malosti), Sonata K55 (VII World Conference about Performing Arts a Mainz), Trebus, o il fenomeno dell'ombra (Festival Fringe di Edinburgo 2002, regia V. Talenti, con O. Valente), Rosa la Rossa (Teatro Verdi di Milano 2003, regia S.Sinigaglia, con M.P. Perez Aspa). Ha lavorato inoltre come traduttrice dal tedesco e dall'inglese, tra l'altro su testi di A. Schnitzler, Th. Wilder, R. Munro, W. Schwab (pubblicazione Ubulibri), F. Kater. Come attrice è stata diretta tra gli altri da G.Albertazzi, U.Chiti, C.Cecchi, R.Guicciardini, M.Scaccia, L.Valentino, F.Kahn, C.Lievi, C.Pezzoli, V.Talenti. In qualità di Dramaturg ha collaborato con il Teatro Stabile di Parma, La Mama Umbria, il Mittelfest, l'Opera Festival di Lugo, tra gli altri. Recentemente il suo lavoro Il sole dorme, andato in scena nella scorsa stagione per la regia di C.Pezzoli con I.Occhini, A.Casagrande, M. Musi, B. Valmorin, è stato pubblicato da Edizioni Interculturali di Roma. Il suo ultimo lavoro è La controra, che ha scritto e diretto per il Piccolo Teatro di Dioniso di Putignano (Bari) nel luglio 2005.
Heidrun Kaletsch, dopo una laurea in medicina, si è dedicata al teatro studiando recitazione e regia e perfezionandosi poi tra gli altri con Anatolij Vasilev e Abel Solares. Dal 1989 ha lavorato in Germania come attrice in teatro (scritturata per cinque anni nella Compagnia del Teatro Stabile di Dessau) e televisione, intercalando l'attività creativa con percorsi pedagogici che l'hanno portata ad affiancare Jurij Alschitz nei suoi laboratori per attori e registi per la European Association for Theatre Culture (Berlin, Oslo, Milano ecc.). Nel 1995 ha fondato il gruppo lenz bühne a Berlino. Dal 1996 lavora prevalentemente come regista teatrale. Ha diretto tra l'altro opere di Goethe, Gozzi, Cechov, Goldoni, Büchner. Da alcuni anni conduce attività pedagogica anche nel nostro paese. In questo ambito sta attualmente collaborando a un progetto su Nella giungla della città di B. Brecht con il Teatro Inverso di Brescia. Ha inoltre curato l'adattamento teatrale di diversi progetti, che hanno ottenuto riconoscimenti di enti pubblici quali il Ministero della Cultura del Land Sachsen-Anhalt e il Senato di Berlino.
Eugenio Pacchioli, parallelamene all'attività svolta presso la Olivetti in diversi ambiti, intraprende già dagli anni Settanta un personalissimo percorso artistico, che lo conduce dalla pittura alla grafica, con l'utilizzazione di chine, pastelli a olio, acrilici, matite grasse, monotipi, olio ecc. Ha lavorato inoltre nel settore pubblicitario ed editoriale, esponendo in Italia e all'estero. Ha partecipato all'organizzazione di grosse manifestazioni internazionali e dal 1999 dirige l'Archivio Storico Olivetti (www.arcoliv.org) di Ivrea nel quale ha avviato un'intensa campagna di ordinamento del vasto patrimonio di documentazione, nonché programmi di valorizzazione, che includono mostre, eventi, convegni, rassegne. Dal 2004 ha preso parte a performances teatrali sulla Divina Commedia con Oreste Valente (Teatro de la Matanza di Buenos Aires, Castello di Lerici, Fortezza del Mare alla Palmaria, Università di Urbino) realizzando in tempo reale grandi tavole illustrative che progetta di riunire in una mostra tematica.
RASSEGNA STAMPA
" Matakiterangi è un lavoro affascinante, un viaggio non solo fisico ma anche esistenziale alla scoperta di un mondo intriso di misteri, almeno per noi occidentali, al di là di oleografici luoghi comuni sorti attorno ad un devastante turismo che rischia di distruggere un angolo di paradiso, sicuramente di stravolgerlo. Lo spettacolo è svolto nella forma del monologo drammatizzato, lungo il quale l'autrice rivela strepitose qualità attoriali; la regia della berlinese Heidrun Kaletsch l'aiuta poi a oggettivizzare un testo che potrebbe rischiare altrimenti di rivelarsi troppo intimo e personale. ( ) Un viaggio alla ricerca di una umanità dimenticata."
Aldo Mattina
Giornale di Sicilia 13/01/2006
"Polinesia, viaggi esotici, danzatrici seducenti, misteri delle statue colossali; e poi? Dove finisce l'avventura degli ordinali turisti tutto compreso, inizia l'indagine dei visitatori in cerca di verità. Qual è stato l'atteggiamento dell'uomo bianco verso gli "indigeni"? Qual è stata l'intensità della violenza nelle cosiddette isole della pace sparse nell'immensità del Pacifico? Tutte domande alle quali Sonia Antinori (autrice teatrale, interprete congeniale, indagatrice curiosa e attenta della realtà culturale al di là delle consuetudini eurocentriste) non ha voluto dare una risposta perché potrebbe essere banale, ma di cui ha esposto le motivazioni per via di simboli, di allusioni gestuali, con un misto di musicalità e fisicità elegante che è già un immergersi nel groviglio umano e tenerne un bandolo. Il suo Matakiterangi ( ) è una silloge di stati d'animo: da quello del turistame a caso, a quello dei conquistatori violenti, a quello dei viaggiatori rispettosi, ma pur sempre distanti dalle civiltà visitate. ( ) L'interprete è bravissima a proporre le varie figure, a disegnare nettamente i simboli del problema; la regista, Heidrun Kaletsch ( ) dispone con accortezza oggetti e luci, sonorità e canti "
Sergio Sciacca
La Sicilia 13/01/2006
" Penna elegante e ricercata, l'autrice e attrice ricrea, con intelligenza, i frammenti di una storia, quella dell'isola Rapa Nui, dando voce a personaggi di cui rintraccia e intreccia storie, speranze, sconfitte, illusioni. A far da catalizzatore, al centro di aria e di acqua, vi è l'Isola di Pasqua, spunto che Antinori sfrutta a pieno, ben memore - è palpabile dal modo in cui descrive puntigliosamente ogni scena - della propria esperienza, lei rimasta per anni lì dove "un turista non rimane che cinque giorni ( )". Matakiterangi crea un affresco storico e sociale "
Alessandro Baù
La Tribuna di Treviso 16/01/2006
"La Antinori, con una recitazione sempre convincente, ora straniata ora incisiva e affabulatoria, complice una messinscena accattivante, firmata da Eugenio Pacchioli con pochi oggetti ( ) cerca di trasmettere emozioni, interrogativi. ( ) Il testo e l'argomento trattato ( ) sono di quelli che catturano l'interesse dello spettatore ed inoltre l'interprete-autrice e la regista Heidrun Kaletsch ( ) riescono a creare una sottile atmosfera di mistero durante lo spettacolo, mescolando passato e presente, sogni desideri e realtà con mano felice, pigiando sull'acceleratore dei nuovi linguaggi, giocando soprattutto sulla gestualità e sull'arte affabulatoria "
Maurizio Giordano
www.dramma.it gennaio 2006
"Come narrare la storia di un luogo (non luogo?) senza storia? Sonia Antinori ( ) riesce nell'impossibile, con l'aiuto dell'occhio occidentale dei tanti personaggi che, più o meno storicamente, hanno visitato l'Isola di Pasqua. ( ) Un'Odissea di tanti uomini ed eventi, però circoscritti in un solo topos (Rapa Nui) che diviene un pretesto per fare teatro, il miglior modo per narrare le più nascoste ragioni del cuore e far rivivere a chi ascolta il senso del nulla e il bisogno del tutto, ragioni della vita. La scena, rigorosa come la regia, diviene una quadrata battigia di relitti pensieri. ( ) Sonia Antinori si riflette, come in uno specchio infranto, nel caleidoscopio umano, offrendo tanti concreti e reali personaggi, che fanno dimenticare la sua femminile bellezza. Vero teatro e vera commedia, che lascia motivo alle domande e un lieve amaro in bocca. Lo spettacolo sarà replicato la prossima stagione, da non perdere."
Francesco Nicolosi Fazio
InScena febbraio 2006
BIGLIETTI/TICKETS
Intero/Full price € 13
Ridotti/Reduced € 11
Soci Vortice € 8
Giovani a Teatro € 2.50Riduzioni ammesse: giovani (under 18), anziani (over 65), residenti Comune di Venezia, studenti fino a 26 anni (dietro presentazione libretto/tesserino), Rolling Venice, Carta Giovani
Informazioni e prenotazioni/Information and reservations:
041 5224498, info@teatrofondamentanuove.it
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call center (+39) 041 24.24Vortice - Associazione Culturale
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